Il giardino all’Italiana: Villa d’Este a Tivoli in provincia di Roma

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Il giardino all’Italiana

Il giardino all’Italiana: Villa d’Este a Tivoli in provincia di Roma

 

Villa d’Este a Tivoli  di epoca rinascimentale rappresenta uno dei primi esempi di giardino all’italiana ,definito anche il giardino delle meraviglie  su cui si modellarono tutti gli altri giardini che si svilupparono in Europa a partire dal XVI sec.

Breve storia del giardino 

Da sempre l’uomo ha considerato il giardino come il luogo deputato all’armonia e alla pace interiore. Nella Bibbia , la Genesi ha inizio con la creazione del mondo e poi dell’uomo che pone in un giardino di delizie. Nell’Antichità si parla di giardini non solo nel mondo ebraico ma anche in quello egiziano.In Egitto il giardino ha una duplice funzione: utilitaristico perché ha la funzione di produrre frutti ma anche come luogo destinato allo svago.

Anche la civiltà dei Babilonesi   si caratterizza per i suoi famosissimi giardini pensili di Babilonia caratterizzati da terrazzamenti che si affacciavano sul fiume.Erano questi luoghi destinati alla contemplazione. Gli antichi Greci davano molta importanza ai boschi o ambienti naturali che spesso venivano consacrati agli dei.

Il giardino greco che pure esisteva  pare che avesse una funzione simile agli orti e frutteti. Il giardino romano invece è un giardino potremmo dire “ COSTRUITO” che era sempre annesso alla residenza e che all’inizio fungeva da hortus soprattutto durante il periodo repubblicano.

In età imperiale invece il giardino diventa un luogo ameno dove potersi dedicare all’ otium che era un particolare stato d’animo grazie al quale l’individuo si spogliava di tutte le preoccupazioni mondane dedicandosi alla meditazione  anche attraverso lo studio e di altri piaceri intellettuali.

Le grandi ville come la Villa Adriana che l’Imperatore Adriano si fece costruire a Tivoli nella prima metà del II sec. d.c. erano caratterizzate da giardini  che presentavano viali, terrazzamenti uniti a giochi d’acqua,vasche e bacini decorativi. In epoca imperiale l’ars topiaria, ossia l’arte del giardinaggio ,si svilupperà sempre di più tanto che i maestri giardinieri chiamati topiarii faranno assumere alle loro piante  come i bossi,mirti,allori etc.. delle forme sempre più plastiche . Grande diffusione furono anche le grotte artificiali .

Alberi di alto fusto,cipressi,querce,platani caratterizzavano i giardini romani e spesso era comune anche la presenza di animali che venivano allevati per uso alimentare in peschiere o voliere. L’ars topiaria verrà poi ripresa e sviluppata in epoca rinascimentale e sarà alla base del  “giardino all’italiana”.

In epoca medievale il giardino muta aspetto. Troviamo i cosiddetti  Horti conclusi,ossia degli spazi ristretti all’ interno di conventi o monasteri dove si coltivavano alberi da frutta o piante medicamentose.

Tra il ‘400  e il ‘500 il giardino diventa il luogo  prescelto per incarnare la bellezza ideale ,rappresentato da forme armoniche e regolato da precise leggi matematiche. Non è più un luogo chiuso inserito in contesto agricolo,ma diventa un luogo di rappresentanza e di lusso, dove l’acqua ,simbolo della vita , la fa da padrona.

Il Giardino all’Italiana 

Il giardino all’italiana presenta le seguenti caratteristiche: Una parte era adibita a bosco spesso destinata alle venationes, ossia alle battute di caccia poiché presenta anche una riserva di caccia,inoltre durante il periodo estivo offre refrigerio alla calura. Nel giardino all’italiana troviamo sempre un giardino segreto caratterizzato da uno spazio raccolto di fruizione solo del committente.

Altro elemento ricorrente nel giardino all’italiana è la presenza di grotte  artificiali  dove dimorano le forze della natura lungo un percorso fatto da una fitta rete di sentieri caratterizzato da numerose opere d’arte  che avevano la funzione di suscitare nell’ospite un forte senso della meraviglia.

Elemento poi importantissimo per la riuscita del giardino rinascimentale è l’acqua,simbolo di vita, che si manifesta attraverso numerosi giochi d’acqua quali ninfei,vasche,canali,bacini. Spesso troviamo anche i cosiddetti giochi d’acqua che avevano aspetto ludico in quanto dovevano divertire gli ospiti oggetto di scherzi bagnati, in particolare le dame.

Troviamo poi in questo tipo di giardino la zona che aveva una finalità pratica,destinata a fini  cosmetici e per  la produzione di  “farmaci.” Alberi e aiuole avevano un aspetto prettamente geometrico.Nelle ville del cinquecento troviamo piante quali lecci,pioppi,platani ma anche alberi da frutto come meli cotogni,gelsi,viti,agrumi che servivano coni loro frutti anche a dare colore al giardino.

 

Il giardino della VILLA D’ESTE a Tivoli

Il giardino della Villa D’Este ha un impianto che è disegnato  su una griglia di percorsi ortagonali  che rende la superficie divisa in tante unità regolari. Dai documenti si ricava che gli alberi utilizzati nel giardino all’inizio dei lavori della Villa risalenti al 1560 sono spalliere di agrumi,abeti,lauri,filari di olmi,ma anche “ cerase,visciole e mele cotogne”.

All’entrata inferiore del giardino c’era erbe officinali che venivano usate per i medicamenti,melangoli e pergole. A seguire le vasche chiamate anche Peschiere perche vi allevavano trote , lucci,tinche  etc  che giungevano dai laghi  dei Castelli Romani, qui inoltre  vi erano anche due boschetti  di olmi e una serie di platani bellissimi.

Il reticolo del giardino era sottolineato da filari di alberi da frutto ,nel sottobosco avevamo fragoline e prelibatezze varie. Troviamo poi l’utilizzo di pini e cipressi.

Nella cd. Rotonda dei Cipressi  che viene a trovarsi poco più aventi dell’ingresso originario della Villa ancora oggi è visibile uno degli alberi più antichi della Villa D’Este,un cipresso enorme ormai quasi fossilizzato che le fonti ci dicono essere stato piantato intorno al 1632. Forse coeva alla Rotonda dei Cipressi è anche quella dei cipressi che vengono a trovarsi tutt’ intorno a un’altra famosa fontana della Villa chiamata la Fontana dei draghi.

Per le siepi furono soprattutto utilizzate lauro regio accanto all’utilizzo dell’alloro e del bosso.Inoltre le fonti ci parlano anche di agrifoglio,pungitopo e la bislingua utilizzati per ombrosi viali. Nel 1803 quando la Casata D’Este si estingue con la morte di Ercole III la Villa diventerà di proprietà della figlia Maria Beatrice,arciduchessa d’Austria.

Questi introdussero nel giardino anche le culture dell’ulivo e del pizzutello,una pregiata uva da tavola che viene ancora oggi coltivato nelle campagne di Tivoli. Nel 1922 la Villa passò allo Stato Italiano ,da questo momento ci fu il restauro anche del giardino che venne liberato da una vegetazione selvaggia che ormai aveva preso il sopravvento su tutte le architetture, un lavoro grande e dispendioso che durò decenni.

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