Meraviglie di Villa d’Este: la Grotta di Diana

Grotta di Diana

Visitando Villa d’Este, la meravigliosa villa rinascimentale commissionata dal cardinale Ippolito d’Este e terminata nel 1572, sono tanti i luoghi incantati tra i quali perdersi. L’intero giardino, prima ancora dell’edificio stesso, è un percorso pieno di punti di interesse e panorami suggestivi grazie alle sue numerose fontane.
Si parla di 100 fontane in tutto incastonate lungo il viale della villa; 100 metri di strada che conducono all’ingresso di Villa d’Este. Una cornice meravigliosa che ha reso Villa d’Este un esempio da seguire per tutte le ville realizzate in epoca rinascimentale e successivamente nel Barocco.
Tra tutte queste fontane e i relativi coreografici giochi di acqua ce ne sono alcune che più delle altre catturano l’occhio del visitatore; come nel caso della Grotta di Diana.

L’interno della grotta

La Grotta di Diana è visibile scendendo da Villa d’Este alla sinistra del viale. Un’opera di forte impatto visivo decorata con mosaici di pietre, bassorilievi, decorazioni a smalto.
Patrimonio dell’Unesco come tutta la villa che la ospita, la Grotta di Diana deve il suo nome alla conformazione che va a simulare una grotta. Il pavimento è in maioliche decorate e su ciascun angolo sono state collocate cariatidi che sorreggono cestini con mele dorate.
L’opera fu realizzata da Lola e Paolo Calandrino, e da Curzio Maccarone e conteneva al suo interno diverse statue, tra le quali quella di Minerva e delle Amazzoni (che ora si trovano ai Musei Capitolini). Motivi decorativi sono presenti su tutto il pavimento oltre che sulla volta di ingresso.
La parete in fondo vede raffigurata la Grotta di Diana vera e propria con fontane presenti nel mezzo e altre cariatidi sistemate ai lati.

Le scene rappresentate nella Grotta di Diana

Un’opera meravigliosa ornata da stucchi e mosaici con raffigurazioni mitologiche; da altorilievi di Nettuno, di Minerva, delle Muse; da preziosi cariatidi con cesti di frutta. Le statue una volta presenti all’interno sono stato nel tempo portate via.
Le scene mitologiche rappresentate riguardano la trasformazione della ninfa Dafne in alloro; la liberazione di Andromeda ad opera di Perseo; la metamorfosi di Atteone (un cacciatore che aveva avuto l’ardore di spiare Artemide mentre si faceva il bagno nuda) in cervo; la trasformazione di Siringa, la ninfa inseguita da Pan, in canna con il quale lo stesso Pan costruì il suo strumento musicale.
L’ultima scena rappresenta la metamorfosi in orsa di Callisto, la ninfa compagna di Artemide che sedusse Zeus, motivo per il quale Era, moglie di Zeus, decise di trasformarla.
Un’opera da vedere assolutamente tra le tante altre da mettere in agenda quando ci si trova a Villa d’Este per una visita.

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